A Bird Story e Youtuber che fanno piangere

birdstoryCome ben ci insegna la tv del dolore, le lacrime non provocano solo un’impennata dell’audience, ma anche un discreto incremento di empatia da parte del fruitore. Cioè, ci si commuove nell’osservare gente commossa.
Intercettare tale meccanismo è uno dei principali segreti di molti Youtuber che, per giustificare l’assurda preferenza di veder giocare piuttosto che di giocare, esasperano i personali feedback e riescono ad avvicinare il proprio pubblico grazie a una sorta di show dentro lo show, generando spesso in loro delle sensazioni più intense rispetto a quelle scaturite durante un’esperienza in solitaria.

Ha senso inquadrare “A Bird Story” proprio all’interno di un contesto simile. Un gameplay pensato più per essere osservato che per essere giocato (e i – pochi – controlli sono perfino scomodi); una storia esile dalla durata di un mediometraggio che parla a un largo pubblico (l’esperienza comune di legarsi a un animale domestico); una lunga serie di silenzi (non è presente testo scritto) che possono essere riempiti dai commenti dello Youtuber di turno, impegnato a comunicare le proprie sensazioni o l’interpretazione degli eventi.

Naturalmente è possibile approcciarsi all’opera di Kan Gao anche in modo tradizionale e perfino affezionarsi alle vicende, ma la pesantezza del racconto (dalla medesima struttura narrativa di “To The Moon”, sebbene condensata in un’ora e mezza) è sopportabile a fatica, con i suoi numerosi tempi morti, la generale passività del giocatore e la musica melodrammatica, ben composta e ‘sentita’ ma esageratamente struggente e spesso invadente.

Nonostante un paio di discrete intuizioni (l’idea visiva dell’isolamento del protagonista, il rapporto coi genitori assenti), il racconto appare privo di momenti degni di nota e procede perlopiù in maniera prevedibile. Trattandosi di un videogioco, scorporare l’elemento ludico (seppur scarso) dal resto dell’opera non è corretto, ma è facile pensare che se “A Bird Story” fosse stato privo di qualsiasi interazione sarebbe stato probabilmente bollato da molti come un banale film in stile anime, prolisso e visivamente bruttino.

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Categories: Editoriali

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