The Fall

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Interfaccia non pulitissima, diversi bug fastidiosi (anche bloccanti), esplorazione degli ambienti a volte un po’ dispersiva, elemento action dozzinale e ridondante.
Questo era per volere di completezza. Per parlare di “The Fall” in termini contenutistici, infatti, occorre evitare di vivisezionare l’opera in ognuno dei suoi aspetti – in particolar modo quelli tecnici – e andare diritti al suo cuore, pulsante e orgogliosamente indie.

La trama: un misterioso astronauta si ritrova ferito e privo di sensi in seguito a un atterraggio di fortuna (la ‘caduta’ del titolo) in un ambiente alieno e opprimente. Il computer della sua tuta spaziale, un’IA di nome ARID (che il giocatore è chiamato a interpretare), parte quindi per la sua missione che consiste nell’entrare in possesso dell’equipaggiamento medico necessario a curare l’umano all’interno.

Sotto una parvenza da action adventure, il titolo – nato grazie al crowdfunding – nasconde un’anima puramente adventure che costituisce circa l’80% dell’esperienza globale: raccolta di oggetti, lettura di documenti, puzzle ambientali e di inventario, esplorazione minuziosa delle room, dialoghi a scelta multipla, ragionamento laterale e perfino una spruzzata di pixel hunting – c’è praticamente tutto ciò che ci si aspetta di trovare in un’avventura grafica. Riuscire a rispettare tutti gli elementi cardine del genere declinandolo però attraverso una facciata atipica conferisce a “The Fall” un’imprevista freschezza, che resta tale anche grazie alla breve durata dell’esperienza.

Dal concept pesantemente asimoviano, il racconto è però senza dubbio la caratteristica più interessante della produzione. Facendo leva su un’ottima scrittura tanto nei dialoghi che nella ‘regia’, il gioco propone diverse soluzioni visive ben integrate (a cominciare dal menu) ed enigmi inventivi, la cui risoluzione si sposa perfettamente col sottotesto narrativo. Ed è proprio su questo fronte che l’avventura scocca le sue frecce migliori, fra cui spicca l’incontro/scontro fra due modi diversi di interpretare un’IA: entrambe – a loro modo – fedeli alla programmazione; ma una diretta, granitica ed essenziale, l’altra – imitando il linguaggio umano – più informale, malleabile e amichevole.

“The Fall” affronta argomenti come fede, libero arbitrio e istinto di sopravvivenza con estrema grazia, delineando un percorso evolutivo della protagonista tanto affascinante quanto credibile, il cui stadio finale della sua consapevolezza come essere vivente coincide con la bellissima conclusione, quadrata e ‘giusta’: perfetta. To be continued, ma va benissimo anche così.

Spettrale, intelligente, profondo. Forse non molto divertente, ma che importa?

 

INTERESSOMETRO: 4 punti su 5.

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