Valiant Hearts: The Great War

VH_coverLa Grande Guerra è alle porte e l’arruolamento non risparmia nessuno: la chiamata alle armi sradica intere esistenze al fine di servire la patria in quello che sarà il più sanguinoso conflitto della storia fino ad allora. Sullo sfondo di devastanti scenari si muovono personaggi comuni che la guerra rapidamente trasforma in disperati sopravvissuti che tentano di tornare dai propri cari. Quattro vite destinate a intrecciarsi in un’unica grande storia: di famiglia, vendetta, umanità e perdita.

Valiant Hearts” (2014) rappresenta l’ennesima – e gradita – conferma che lo sguardo del colosso Ubisoft non si limita alle produzioni tripla A ma, attraverso la divisione di Montpellier, getta ancora una volta un occhio verso un settore più sperimentale: dal ritorno di Eric Chahi con “From Dust” alla ripresa del platform classico con “Rayman Origins”, la casa francese non è certo nuova a finanziare prodotti che hanno il sapore di titoli indipendenti a basso budget.

Karl vive in Francia ma è di origine tedesca: il suo Paese lo chiamerà ugualmente a servire la patria, obbligandogli a lasciare la sua famiglia.

Karl vive in Francia ma è di origine tedesca: il suo Paese lo chiamerà ugualmente a servire la patria, obbligandolo a lasciare la sua famiglia.

Realizzato con l’ausilio dell’engine UbiArt Framework (già utilizzato per l’rpg a turni “Child of Light” e, appunto, in occasione delle nuove uscite di “Rayman”), “Valiant Hearts” si presenta in veste bidimensionale e senza parlato completo, ma tradisce la sua natura di ‘figlio di papà’ attraverso una cura minuziosa nel reparto audiovisivo, superiore a quella riposta generalmente nei titoli indie: lo sforzo tecnico, però, risulta ben impiegato nel far risaltare un valore artistico decisamente degno di nota.

 

 

Il gioco offre la possibilità di consultare delle pagine in stile enciclopedia ricche di informazioni sulla prima guerra mondiale, come le battaglie cruciali, le condizioni dei soldati e le innovazioni tecnologiche.

Il gioco offre la possibilità di consultare delle pagine in stile enciclopedia ricche di informazioni sulla prima guerra mondiale, come le battaglie cruciali, le condizioni dei soldati e le innovazioni tecnologiche.

L’avventura possiede il pregio di raccontare alcuni avvenimenti chiave della prima guerra mondiale in maniera tanto romanzata quanto precisa e dettagliata, e tale contesto funge da robusto background alle storie dei protagonisti. Il nobile intento è quindi supportato da uno stile grafico estremamente peculiare che restituisce l’impressione di osservare un fumetto d’autore ricco di dettagli (le numerose animazioni, la ricerca sul design dei personaggi e sui colori, lo scrolling su più piani di parallasse): non a caso i due autori principali – Yoan Fanise e Paul Tumelaire – hanno in produzioni precedenti ricoperto i ruoli di – rispettivamente – sound designer e art director.
Gran lavoro è stato dedicato alla scelta dell’ottima colonna sonora, recuperata dagli archivi di APM Music: pur non essendo stata composta appositamente per il gioco (perlomeno in larga parte), lo score si mescola perfettamente alle immagini e permette di far emergere al meglio alcune delle sequenze più riuscite.

Alcuni momenti d’azione sono accompagnati a tempo di musica da composizioni classiche: in queste sequenze sembra di seguire la coreografia di una danza.

Alcuni momenti d’azione sono accompagnati a tempo di musica da composizioni classiche: in queste sequenze sembra di seguire la coreografia di una danza.

L’intreccio porta a vivere le esperienze di personaggi che appartengono a diversi fronti, una scelta creativa di rara intelligenza che impedisce di schierarsi da una parte o dall’altra: purtroppo, però, la decisione di costruire un villain ricorrente ed eccessivamente caricaturale (ovviamente tedesco e dalla risata facile) demolisce la buona intuizione. A ogni modo, in contrapposizione a uno stile grafico adeguato a trasmettere la malinconia delle vicende, il tono drammatico viene comunque stemperato quando il gioco è in movimento (i personaggi si muovono buffamente e si esprimono perlopiù a versi e con l’ausilio di balloon), il che scongiura un’atmosfera che forse sarebbe stata troppo opprimente.

Freddie si prepara al confronto finale con il Barone Von Dorf, il nemico principale dell'avventura.

Freddie si prepara al confronto finale con il Barone Von Dorf.

Tuttavia allo stesso tempo ci si chiede se si è un po’ esagerato in questo senso: una minore edulcorazione avrebbe forse accompagnato meglio le storie personali e descritto in maniera più incisiva gli orrori della guerra.

Come conseguenza, la sceneggiatura non riesce davvero a fare centro come dovrebbe: infatti il giocatore viene velocemente sballottato da uno scenario all’altro, chiamato a interpretare a turno i quattro personaggi senza realmente affezionarsi a essi. Il piglio visivo riesce più volte a venire in soccorso di una scrittura mai realmente significativa, ma a conti fatti non è abbastanza (nonostante qualche passaggio più indovinato di altri).

Enigmi come questo palesano una scarsa inventiva da parte degli autori, ma per fortuna nessun puzzle è troppo ridondante.

Enigmi come questo palesano una scarsa inventiva da parte degli autori, ma per fortuna nessun puzzle è troppo ridondante.

A un focus così evidente sul lato visivo non corrisponde purtroppo un’adeguata attenzione alle fasi di gameplay. L’avventura è infatti costituita da enigmi perlopiù ambientali alla maniera dei contemporanei “The Cave” e “Stacking”, con cui condivide anche la possibilità di risolvere alcuni rompicapo solo grazie alle peculiari caratteristiche del personaggio che si controlla, nonchè una buona serie di puzzle da affrontare in ‘tandem’ (spesso con l’aiuto di un coraggioso cagnolino). Purtroppo un livello di sfida molto basso e un game design poco ispirato rivelano il vero tallone d’Achille di un progetto che probabilmente avrebbe beneficiato di una struttura che eliminasse completamente gli enigmi in favore dell’‘esperienza interattiva’: dopo un paio d’ore il gioco smette di offrire situazioni nuove o particolarmente inventive, ma per fortuna la qualità del reparto stilistico riesce nuovamente a compensare – in parte – tale carenza, e l’avventura prosegue piacevolmente anche per il gusto di assistere al finale.

L'infermiera Anna avrà la facoltà di curare i feriti, e l'azione sarà espressa attraverso un semplice quick time event.

L’infermiera Anna ha la facoltà di curare i feriti: tale azione sarà eseguibile attraverso un semplice quick time event.

A parte  il pregiatissimo elemento artistico, “Valiant Hearts” non presenta vette di particolare eccellenza. Il titolo della UbiSoft è confezionato con gusto e professionalità, e spesso colpisce. Ma non affonda.

     

La citazione:
Anche se i loro corpi sono tornati da tempo alla polvere, il loro sacrificio è ancora vivo. Dobbiamo onorare la loro memoria per non dimenticare…

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Categories: videogiochi

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