{"id":118,"date":"2012-04-29T04:33:37","date_gmt":"2012-04-29T02:33:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/?p=118"},"modified":"2016-01-09T22:15:10","modified_gmt":"2016-01-09T20:15:10","slug":"lost-dietro-al-mistero-un-atto-di-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/lost-dietro-al-mistero-un-atto-di-fede\/","title":{"rendered":"Lost: Dietro al mistero un atto di fede"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/OT_Lost-Dietro-al-mistero-un-atto-di-fede_1big.jpg\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-121\" title=\"OT_Lost - Dietro al mistero un atto di fede_1big\" src=\"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/OT_Lost-Dietro-al-mistero-un-atto-di-fede_1big-300x165.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/OT_Lost-Dietro-al-mistero-un-atto-di-fede_1big-300x165.jpg 300w, https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/OT_Lost-Dietro-al-mistero-un-atto-di-fede_1big.jpg 608w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nA mio avviso, l&#8217;immagine in alto racchiude perfettamente la serie-evento \u201c<strong>Lost<\/strong>\u201d. La prima stagione terminava con la ripresa di due personaggi chiave che osservavano l&#8217;interno della &#8216;botola&#8217;, simbolo-ossessione del confronto fra fede e scienza, <em>fil rouge<\/em> dell&#8217;intera serie: l&#8217;espressione di John esprime la volont\u00e0 di portare a compimento il suo <em>balzo della fede<\/em>; la smorfia di Jack, invece, comunica la frustrazione di un <em>uomo di scienza<\/em> incapace di dare un senso preciso a tutto, anche all&#8217;inspiegabile.<br \/>\nAllo stesso tempo, l&#8217;immagine svela anche l&#8217;altra faccia della medaglia su cui \u00e8 basato \u201cLost\u201d: l&#8217;elemento del mistero. Mettendo da parte per un attimo la simbologia summenzionata, il contenuto della botola rappresenta l&#8217;interrogativo pi\u00f9 importante della prima stagione, tanto agognato quanto procrastinato. La telecamera indugia sulle espressioni dei due amici\/rivali e poi scende in basso, rivelando una lunga scaletta, sempre pi\u00f9 gi\u00f9. Quando finalmente il contenuto sta per essere rivelato, la scena si interrompe con un bel &#8216;to be continued&#8217;. Fine. Per la risposta tocca aspettare dopo l&#8217;estate.<!--more--><\/p>\n<p>Probabilmente la scena sopra descritta rappresenta il cliffhanger pi\u00f9 irritante che abbia mai visto.<br \/>\nIn seguito, a mente fresca, ebbi modo di riflettere sulla causa di tale sensazione. Il problema non consisteva in realt\u00e0 nell&#8217;assenza della <em>risposta<\/em> al quesito principale della stagione, ma in <em>come la sequenza fosse stata presentata<\/em>. Basare la serie su uno o due grandi interrogativi \u00e8 accettabile; disseminare di tante piccole domande le varie storie e risolverle poco alla volta, anche. Ma insistere incessantemente su un unico quesito fra tanti (il contenuto della botola), presentarlo in modo che possa essere la chiave per interpretare il resto degli enigmi, fare in modo che per uno dei protagonisti la sua funzione nella serie \u00e8 costruita unicamente su di esso e infine inserire un fade out proprio quando la risposta sta per arrivare\u2026 beh, questo molto meno.<br \/>\nL&#8217;intenzione \u00e8 quella di giocare sulla simbologia? Ok, allora mi sta bene anche se la botola crolla su se stessa e il suo interno non viene mai svelato; pu\u00f2 anche andare se si scopre che la lunga scala non porta a niente. \u00c8 grave per\u00f2, almeno dal punto di vista narrativo, lanciare il sasso e poi nascondere la mano, dilatare i tempi per poter interrompere bruscamente la scena proprio quando gli autori <em>stanno per dare<\/em> una risposta.<br \/>\nNon bisogna essere degli sceneggiatori per comprendere che un buon cliffhanger \u00e8 rappresentato dalla chiusura di un arco narrativo e dall&#8217;apertura di una nuova storyline (dando luogo a una o pi\u00f9 trame che dovrebbero stuzzicare l&#8217;appetito dello spettatore, ansioso di vedere &#8216;cosa accade poi&#8217;) o quando, semplicemente, la storia principale della serie viene &#8216;sospesa&#8217; per poi proseguire nella stagione successiva. Assemblare un&#8217;intera stagione in modo da far intendere che quel preciso arco narrativo avr\u00e0 un suo compimento e poi segare via il finale proprio in una sequenza che sembra costruita appositamente per concluderlo, invece, \u00e8 un modo disonesto per allungare il brodo e fidelizzare lo spettatore. La storia a quel punto avrebbe <em>bisogno<\/em> di prendere aria e di ricompensare lo spettatore: non si pu\u00f2 pretendere di menarlo per il naso per oltre 20 puntate e poi salutarlo a un passo dall&#8217;appagamento. E non importa se il momento tanto atteso giunge infine durante la prima scena della stagione successiva (l&#8217;intro della season 2 \u00e8 considerata uno dei momenti pi\u00f9 felici della serie): il giochetto ormai \u00e8 stato attuato, il meccanismo \u00e8 stato accettato e si pu\u00f2 ricorrere a esso ogni volta che ce ne sia bisogno.<\/p>\n<p>Per chiarire meglio, cambiamo esempio.<br \/>\nImmaginiamo un thriller. Un detective deve fermare un serial killer mascherato. Lungo tutta la storia ci vengono forniti continuamente indizi sulla sua identit\u00e0, e durante le varie indagini risulta chiaro che il killer sia qualcuno di molto vicino al protagonista. L&#8217;indagine stessa finisce per diventare, pi\u00f9 che un fine per fermare l&#8217;assassino, un tentativo per svelare la sua identit\u00e0. Alla resa dei conti, il protagonista riesce a strappargli via la maschera, ma poi perde i sensi. La telecamera indugia pi\u00f9 volte sulla maschera caduta, ma mai viene inquadrato il volto del killer. Al termine della storia siamo praticamente al punto di partenza: l&#8217;assassino \u00e8 fuggito in un&#8217;altra citt\u00e0 e il detective deve ricominciare da zero. Se ne parla al capitolo 2 (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Still_Life_(videogioco)\" target=\"_blank\">me la sar\u00f2 davvero inventata questa storia?<\/a>).<br \/>\nMi sta bene che il detective non acciuffi il killer, e che la caccia continui negli episodi successivi: semplicemente &#8216;non&#8217; accetto che si venga stuzzicati con indizi sulla sua identit\u00e0 lungo tutta la storia e perfino provocati con una sequenza finale che sembra voler definitivamente mettere il punto sul quesito sul quale si \u00e8 tanto insistito, ma che invece lascia lo spettatore con un pugno di mosche. Non si tratta di cattiva scrittura: \u00e8 semplicemente <em>scorretto<\/em> nei confronti del fruitore.<\/p>\n<p>Il cliffhanger della prima stagione di \u201cLost\u201d rappresenta la prima avvisaglia del <em>gioco sporco<\/em> degli autori, un meccanismo che verr\u00e0 riproposto praticamente fino al finale della serie.<br \/>\nNon sorprende quindi il <em>trivia<\/em> (spuntato fuori qualche anno dopo) secondo cui <strong><em>J.J. Abrams<\/em><\/strong> (iniziatore della serie) non avesse la minima idea su cosa ci fosse al di l\u00e0 della botola, ma che l&#8217;avesse inserita solo perch\u00e9 necessaria alla storia. Niente di male in questo: non \u00e8 certo un mistero che gli autori usino trucchi del genere (o c&#8217;\u00e8 ancora chi crede alla favoletta di George &#8216;Avevo tutto in mente dall&#8217;inizio&#8217; Lucas?): l&#8217;errore, per cos\u00ec dire, sta nel non voler semplicemente limitarsi all&#8217;aspetto simbolico dell&#8217;elemento narrativo, ma di conferire troppa importanza all&#8217;enigma in s\u00e9, farlo apparire centrale fino a illudere palesemente lo spettatore di esporre la <em>soluzione<\/em> da l\u00ec a poco, cosa che naturalmente non accade mai. Alla fine dei giochi, \u00e8 quindi inutile sottovalutare l&#8217;importanza dell&#8217;aspetto <em>misterioso<\/em> della serie, in realt\u00e0 talmente elevata da sfociare nella \u201cLost Experience\u201d, il riuscitissimo progetto crossmediale che prometteva di chiarire parte dei quesiti della serie.<br \/>\nAbrams, d&#8217;altra parte, da grande appassionato di serial &#8216;criptici&#8217; come \u201cX-Files\u201d, \u201cTwin Peaks\u201d e \u201cIl Prigioniero\u201d (\u201cLost\u201d \u00e8 l&#8217;incontrollata esasperazione dei loro concept narrativi) deve aver compreso benissimo che porre l&#8217;enigma nel modo giusto e farcendolo a dovere sia di gran lunga pi\u00f9 importante della sua risoluzione. Parliamo di un autore in grado di generare hype praticamente dal nulla, di scatenare migliaia di teorie mostrando solo qualche fotogramma di un film su un mostro gigante e di trasformare \u201cStar Trek\u201d in una pellicola che cancella decenni di storia (pretendendo anche di essere in continuity) e di farla sembrare una cosa ganza. Parliamo di un genio del marketing capace di realizzare campagne pubblicitarie efficacissime e di sfruttare al massimo le potenzialit\u00e0 della Rete.<br \/>\nCos\u00ec come con \u201cAlias\u201d (abbandonata nel momento in cui il gioco del rimandare le risposte stava per implodere), al termine della seconda stagione Abrams lascia la patata bollente di \u201cLost\u201d a due dei suoi collaboratori, <strong><em>Damon Lindelof<\/em><\/strong> e <strong><em>Carlton Cuse<\/em><\/strong>. La strada era stata tracciata, la serie era ormai un fenomeno mondiale e bastava solo continuare a barare il pi\u00f9 a lungo possibile.<\/p>\n<p>Stabilire che Abrams sia un cattivo autore solo per aver fatto leva su meccanismi narrativi poco puliti sarebbe per\u00f2 ingiusto. Il giovane autore newyorkese, infatti, ha pi\u00f9 volte dimostrato di saperci fare in fase di scrittura, riuscendo a tratteggiare personaggi interessanti e costruendo drammi e conflitti personali di grande impatto emotivo (qualcuno ricorda l&#8217;intenso e commovente \u201cA proposito di Henry\u201d, film con Harrison Ford del &#8217;91? L&#8217;unico autore della sceneggiatura \u00e8 proprio il nostro Abrams, e all&#8217;epoca non aveva pi\u00f9 di 25 anni [!]).<br \/>\nN\u00e9 \u00e8 corretto incolpare l&#8217;autore di aver sempre giocato sporco: si pensi per esempio alla &#8216;Zampa di Lepre&#8217;, il corretto MacGuffin di \u201cMission: Impossible III\u201d.<\/p>\n<p>Tornando a \u201cLost\u201d, i due nuovi autori, dopo un iniziale momento di smarrimento (i primi episodi della terza stagione) riprendono velocemente il controllo della situazione e proseguono sulla via spianata in precedenza. D&#8217;altra parte, la scelta \u00e8 ovvia: gi\u00e0 dopo la prima stagione (molto pregna di enigmi) era probabilmente troppo tardi per riuscire a <em>far tornare i conti<\/em> correttamente, e inoltre un cambio di rotta si sarebbe quasi certamente tradotto in un crollo verticale degli ascolti (cosa che in effetti accadde proprio in \u201cTwin Peaks\u201d in seguito alla chiusura del mistero su Laura Palmer). Tanto vale quindi non snaturare l&#8217;astuto meccanismo su cui \u00e8 basata gran parte della struttura di \u201cLost\u201d e riproporlo a oltranza nel modo pi\u00f9 intelligente possibile, con l&#8217;introduzione di nuovi enigmi usati per coprire quelli vecchi e falsi contentini atti a camuffare quella che in fondo \u00e8 una vera e propria presa in giro ai danni dello spettatore. Gran parte del fascino di \u201cLost\u201d, infatti, risiede nel saper costruire misteri affascinanti, resi tali da un sagace utilizzo di indizi volti a far intendere che gli autori abbiano un piano preciso: lo spettatore \u00e8 quindi invogliato dalla mole di misteri (apparentemente?) scollegati e continua a seguire la serie spinto dalla curiosit\u00e0 di trovare un senso al delirio.<br \/>\nChe sia nel periodo pi\u00f9 rilassato della seconda stagione o durante la corsa degli ultimi episodi, agli autori tocca spesso ricorrere alla solita &#8216;formula&#8217;. Lo fanno in modo schizofrenico, inefficace e sconnesso: effetti collaterali dovuti a noie interne (decisioni della produzione, attori indisponibili, adattamenti &#8216;in corsa&#8217; per venire incontro ai gusti del pubblico), alla volont\u00e0 di spiazzare smentendo le teorie del fandom e, soprattutto, alla singolare struttura narrativa che non permette la quadratura del cerchio. Da questi problemi gli autori riescono comunque a svincolarsi (almeno temporaneamente) con sorprendente bravura, il che contribuisce a mantenere alti i &#8216;rating&#8217; d&#8217;ascolto (nonostante un certo &#8211; fisiologico &#8211; calo).<\/p>\n<p>\u201cLost\u201d riesce quindi a tenere bene, continuando a essere lo show di punta della ABC. Il merito \u00e8 ovviamente tutto degli sceneggiatori, capaci di camminare sulla fune con incredibile abilit\u00e0 e riuscendo a spiazzare gli spettatori con nuovi twist ed enigmi. Come prima, pi\u00f9 di prima: si pensi all&#8217;introduzione di un personaggio che poi si riveler\u00e0 centrale (Jacob), presentato appunto solo nella terza stagione. Diventa quindi chiaro che gli autori giocano ad <em>aggiungere<\/em> nuovi elementi di mistero; portano agli estremi la struttura alla base della serie e impilano nuovi interrogativi in modo quasi random, evitando di giungere al dunque pur continuando a lanciare qualche osso allo spettatore. Si tratta, in definitiva, dell&#8217;applicazione estremizzata e parzialmente dissimulata del sacro mantra lostiano &#8216;Ogni risposta condurr\u00e0 solo a un&#8217;altra domanda&#8217;.<br \/>\nCome a tranquillizzare il pubblico, gli autori rilasciano anche interviste in cui (con una certa sfacciataggine, se si pensa alla realt\u00e0 dei fatti) rassicurano di tenere la situazione in pugno e di introdurre un nuovo mistero solo quando la sua risoluzione sia gi\u00e0 stata pensata: ogni cosa, affermano, sarebbe stata spiegata &#8216;verosimilmente&#8217;. Per giunta, si spingono anche a indicare particolari enigmi che, quando svelati, avrebbero provato in modo inconfutabile che tutto fosse stato programmato fin dal principio (il caso degli scheletri &#8216;Adamo ed Eva&#8217;). Dichiarazioni che uno spettatore un po&#8217; pi\u00f9 disincantato e navigato non pu\u00f2 che prendere con le molle, conscio che (specialmente in uno show televisivo) la pianificazione minuziosa di una serie di questo tipo \u00e8 praticamente impossibile: generalmente si tende infatti a &#8216;suggerire&#8217; mitologia e universo con vaghi cenni e piccoli indizi da sviluppare &#8211; se possibile &#8211; solo in seguito e con l&#8217;ausilio di un bel po&#8217; di sana improvvisazione e di tanto mestiere (micidiale fu il buon David Lynch che, anni dopo la chiusura di \u201cTwin Peaks\u201d, dichiar\u00f2 candidamente di non avere la minima idea di dove stesse andando, e che il gruppo stava procedendo &#8216;a braccio&#8217; per gran parte della seconda stagione).<\/p>\n<p>Prima di passare allo stadio finale della <em>trappola<\/em> di \u201cLost\u201d, \u00e8 bene per\u00f2 aprire una piccola parentesi. Affermare che l&#8217;intera trama si basi unicamente sul meccanismo espresso finora non \u00e8 corretto: pur costituendo una parte rilevante della narrazione lostiana, tale elemento \u00e8 affiancato e, spesso, messo in ombra dall&#8217;anima della serie, ovvero da quell&#8217;insieme di fattori che contribuiscono alla componente emozionale.<br \/>\n\u201cLost\u201d \u00e8 un serial molto ben scritto, splendidamente recitato e con un buon supporto tecnico\/musicale (con le dovute riserve: basti pensare agli FX digitali, spesso imbarazzanti, o alle tante leggerezze nella messa in scena presenti nell&#8217;ultima stagione). \u00c8 un viaggio di formazione umana, un calderone di personaggi memorabili e uno scontro fra diverse filosofie. Il viaggio iniziatico di \u201cLost\u201d conduce non di rado a momenti elevatissimi di grande intensit\u00e0 (le &#8216;quest&#8217; di Desmond), sapientemente supportati da un indovinato mix di generi e da un&#8217;intelligente e credibile evoluzione delle varie personalit\u00e0 (su tutti il personaggio di Jack) che conta ben poche cadute di stile (l&#8217;epifania finale di Shannon e Sayid). L&#8217;insieme di tali fattori, che costituiscono la met\u00e0 dell&#8217;esperienza globale di \u201cLost\u201d, rendono la storia del gruppo di naufraghi assolutamente degna di essere vista e <em>vissuta<\/em>.<br \/>\nSe ci si concentra <em>solo<\/em> su questa met\u00e0 dell&#8217;esperienza, infatti, si pu\u00f2 analizzare come da questo punto di vista i conti tornino, e che il viaggio dei &#8216;Losties&#8217; giunga alla sua conclusione con la giusta coerenza. Il lungo episodio finale, pur con tutti i suoi limiti (l&#8217;autoreferenzialit\u00e0 ai limiti del buon gusto e la palese spudoratezza di <em>distrarre<\/em> per l&#8217;ultima volta dai vari misteri), \u00e8 realmente toccante: la <em>chiusura del cerchio<\/em> \u00e8 rappresentata in modo degno e, soprattutto, appagante per lo spettatore.<br \/>\nPer contro, non \u00e8 neanche giusto procedere all&#8217;inverso e tentare di giustificare la presa in giro sminuendo l&#8217;importanza degli <em>enigmi<\/em> in favore del lato emozionale appena descritto: ci\u00f2 significherebbe sottovalutare una buona parte dell&#8217;immane lavoro degli autori (non importa se <em>pulito<\/em> o meno), i quali dimostrano invece di aver puntato moltissimo sul <em>mistero dell&#8217;isola<\/em>, tanto da caratterizzare la serie in base a questo (il che, specie a livello pubblicitario, ha funzionato benissimo e ha fatto impennare gli ascolti).<br \/>\nIn altre parole, \u201cLost\u201d \u00e8 per met\u00e0 &#8216;cuore&#8217; e per met\u00e0 &#8216;enigma&#8217;: tentare di escludere una delle due met\u00e0 sarebbe svilente tanto per chi ha scritto la serie che per chi l&#8217;ha seguita fedelmente per anni.<\/p>\n<p>Paradossalmente, chi aveva gi\u00e0 intuito l&#8217;<em>inganno<\/em> rischia di godersi maggiormente la met\u00e0 &#8216;genuina&#8217; della serie, ripulita dai mille enigmi senza risoluzione e dai riferimenti mascherati da indizi. Certo, bisogna accettare di perdersi una bella fetta alla base del divertimento del progetto lostiano, quella che consiste di &#8216;vivisezionare&#8217; l&#8217;episodio per cogliere il pi\u00f9 piccolo particolare, di <em>formulare teorie<\/em>, di confrontarsi con il fandom: il vantaggio \u00e8 per\u00f2 quello di godersi l&#8217;arrosto senza avere la vista annebbiata dal fumo, andare diritti al <em>cuore<\/em> della serie e seguire il viaggio in modo pi\u00f9 viscerale. \u00c8 per\u00f2 concesso di divertirsi con il gioco malefico degli autori e di constatare le loro oggettive capacit\u00e0 nel saperlo rendere avvincente nonostante si avvalga di una struttura che alla fine mostrer\u00e0 la corda; oltre a ci\u00f2, neanche guasta un po&#8217; di onesto cinismo nell&#8217;attendere l&#8217;inevitabile momento in cui il prestigiatore riveler\u00e0 il trucco.<\/p>\n<p>Per mascherarlo efficacemente si ricorre a una sfilza di soluzioni palliative (le quali aprono a loro volta un ventaglio di nuovi enigmi): cerchiamo di elencarle in ordine crescente di importanza e di incidenza nella serie.<br \/>\n<strong>Soluzione realistica.<\/strong> Si tratta forse dell&#8217;espediente pi\u00f9 &#8216;rassicurante&#8217;, in grado cio\u00e8 di spiegare il mistero dell&#8217;isola senza utilizzare nessun elemento fantastico. Gli autori adoperano la soluzione <em>realistica<\/em> abbastanza spesso, soprattutto per svelare i punti oscuri delle trame dei personaggi (la struttura a flashback\/flashforward permette di srotolare le varie trame in modo inconsueto ma comunque corretto); con un po&#8217; di sforzo, inoltre, si pu\u00f2 cercare di dare un senso perfino ad alcuni elementi apparentemente fantastici, bollandoli &#8211; per esempio &#8211; come allucinazioni. In ogni caso, alcune situazioni appaiono tirate via (per esempio, la &#8216;Black Rock&#8217; e il suo arrivo sull&#8217;isola), ma tali forzature tendono ad accumularsi soprattutto nella stagione finale, ovvero quando sar\u00e0 presente &#8211; come vedremo &#8211; ben di peggio.<br \/>\nComunque, \u00e8 evidente che questa strada non sia in grado assolutamente di spiegare l&#8217;inspiegabile: per continuare a barare in modo efficace, gli autori devono alzare il tiro.<br \/>\n<strong>Soluzione fantascientifica.<\/strong> Qui le cose cominciano a farsi pi\u00f9 contorte e sofisticate. Inserire la fantascienza in \u201cLost\u201d poteva sembrare un azzardo: sorprendentemente, invece, qualche conto comincia a tornare, le cose acquisiscono quasi un senso e la fiducia negli autori \u00e8 in parte rinnovata. Anche se a volte pretestuosa (i salti nel tempo &#8216;a singhiozzi&#8217;) o grottesca (il pendolo di Eloise), la soluzione sci-fi \u00e8 generalmente usata con intelligenza e soddisfa diversi enigmi apparentemente indecifrabili. Dall&#8217;elettromagnetismo (in effetti gi\u00e0 presente dalla seconda stagione) alle &#8216;costanti&#8217; di Faraday, fino ad arrivare ai classici paradossi temporali: certamente non tutto pu\u00f2 essere spiegato, ma perlomeno sembra che venga fornita una <em>chiave di lettura<\/em> dalla quale si pu\u00f2 partire.<br \/>\nLa deriva fantascientifica, solo accennata nei primi anni, esplode letteralmente nella quinta stagione (concentrata soprattutto sulla storyline della Dharma), nella quale trova posto anche quella che \u00e8 probabilmente la trovata migliore della serie. I flashback e i flashforward, infatti, diventano parte integrante della narrazione e non pi\u00f9 un modo per raccontare due momenti distinti: i protagonisti si ritrovano divisi in due gruppi e in due punti diversi nel tempo ma narrativamente contemporanei. Geniale.<br \/>\nPurtroppo per\u00f2, che sia a causa dell&#8217;accelerazione improvvisa che accumula spiegazioni piuttosto che misteri (il che in un certo senso rovina un po&#8217; il carisma della serie), o invece per i continui ricorsi fantascientifici (forse troppo pesanti da digerire per parte del pubblico lostiano), durante la quinta stagione lo show comincia a perdere colpi e gli autori devono fare i conti con il calo di ascolti. In ogni caso, l&#8217;espediente sci-fi \u00e8 in grado di risolvere alcuni misteri lasciati sullo sfondo (a uso e consumo dei fan e delle loro mille teorie) e non di rispondere alle grandi domande di \u201cLost\u201d.<br \/>\nUrge quindi cambiare approccio.<br \/>\n<strong>Soluzione fantasy.<\/strong> Spiegare un grosso mistero ricorrendo all&#8217;approccio smodatamente fantastico rappresenta spesso una soluzione <em>di comodo<\/em> che il pubblico &#8211; non a caso &#8211; pu\u00f2 interpretare come insoddisfacente. In virt\u00f9 di ci\u00f2, per gran parte del tempo gli autori si limitano solo a <em>suggerire<\/em> una natura fantasy, almeno fino all&#8217;ultima stagione in cui tale elemento si manifesta preopotentemente in decine di deludenti spiegazioni che hanno il compito di chiudere (almeno apparentemente, come vedremo) gli enigmi principali. Posto cos\u00ec, l&#8217;approccio fantasy si rivela anni luce meno raffinato di quello fantascientifico (contorto ma pi\u00f9 appagante) adoperato in precedenza.<br \/>\nRisolvere l&#8217;immortalit\u00e0 di Richard con &#8216;gliel&#8217;ha conferita un essere superiore&#8217; (senza spiegare in che modo) o liquidare le apparizioni mistiche grazie a una creatura capace di assumere diversi aspetti sarebbe gi\u00e0 abbastanza per far storcere il naso. Ma il massimo viene raggiunto nelle battute finali, in cui a un uso veramente discutibile e semplicistico dell&#8217;elemento fantasy (la &#8216;luce&#8217; magica che significa tutto e niente, la nascita del fumo nero, le apparizioni immotivate di luoghi e personaggi) si aggiunge una messa in scena goffa e ridicola (il rituale mistico per il ruolo di guardiano).<br \/>\nSolo lo spettatore pi\u00f9 plagiato e fedele, a questo punto, rifiuta di scorgere il bluff degli autori: in ogni caso, comunque, la solidit\u00e0 dello schema \u00e8 &#8211; nella sesta e ultima stagione &#8211; definitivamente danneggiata e l&#8217;efficacia della serie ne risente moltissimo. Ma non \u00e8 finita qui.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante ora notare come, nonostante i vari artifizi sopra citati, il concept narrativo resti comunque sempre uguale a se stesso: la varie &#8216;soluzioni&#8217;, insomma, non fanno altro che procrastinare l&#8217;inevitabile <em>ammissione di colpa<\/em> da parte degli autori. Il giochetto, allungato oltre ogni limite per sei lunghe stagioni, ha oramai creato troppe discrepanze e illogicit\u00e0 per poter permettere un&#8217;uscita, se non vincente, quantomeno decorosa. Le risposte date hanno la funzione di distrarre lo spettatore, di girare intorno al punto (senza mai centrarlo direttamente) per confonderlo e continuare a rimandare la sua <em>presa di coscienza<\/em>: esse non si limitano a condurre ad altre domande, ma (salvo qualche eccezione) finiscono anche per danneggiare irreversibilmente la coerenza narrativa interna.<br \/>\nNon resta quindi che accogliere con un ghigno le nuove dichiarazioni &#8211; ben pi\u00f9 &#8216;paracule&#8217; che in precedenza &#8211; rilasciate dagli autori poco prima della fine, in cui affermano che non tutte le risposte saranno date e che il finale sarebbe potuto non piacere a tutti. Ed ecco che vengono spazzate via tutte le promesse in un solo colpo.<\/p>\n<p>Quando la resa dei conti \u00e8 oramai alle porte, Lindelof e Cuse si appellano infine a due grosse soluzioni-pretesto con le quali sperano di temporeggiare e, infine, di crearsi un&#8217;uscita da una struttura narrativa costruita per non averla: un paio di <em>paraventi<\/em> collocati ai margini opposti del racconto lostiano.<br \/>\n<strong>Soluzione &#8216;ignoranza da parte dei personaggi pi\u00f9 caricati&#8217;.<\/strong> Dalla prima apparizione di Desmond, passando per Benjamin fino ad arrivare al semi-divino Jacob, \u201cLost\u201d ha sempre <em>caricato<\/em> alcune figure chiave come &#8211; apparenti &#8211; <em>custodi della verit\u00e0<\/em>. Nella fattispecie, durante la serie vengono presentati continuamente dei personaggi che sembrano essere in cima alla piramide gerarchica, dei &#8216;pezzi grossi&#8217; che agiscono con l&#8217;aria di chi conosce tutti segreti (eludendo puntualmente ogni domanda) e che, infine, si rivelano essere mere pedine di qualcuno pi\u00f9 in alto di loro. Ogni volta che si pensa che quella cima sia ormai stata raggiunta, ecco spuntare un altro personaggio che riduce il suo &#8216;vassallo&#8217; a un semplice e ignorante esecutore di ordini impartiti da qualcun altro, senza dargli alcuna spiegazione. Ci\u00f2 accade praticamente lungo tutto l&#8217;arco della serie, e se pu\u00f2 apparire degradante vedere un personaggio carico di mistero e di fascino ridursi a un ignaro e stordito succube, pu\u00f2 certamente generare frustrazione osservare questa situazione riproporsi continuamente al solo scopo di rimandare le risposte chiave.<br \/>\nSul finale, per\u00f2, le carte devono essere necessariamente scoperte. Di fronte alle domande continue di un personaggio, l&#8217;ultima figura presentata come superiore demiurgo (la &#8216;Madre&#8217; di Jacob) risponde semplicemente &#8216;Ogni risposta porter\u00e0 solo ad altre domande&#8217;, chiudendo cos\u00ec ogni dialogo: in quell&#8217;istante, gli autori stanno parlando direttamente agli spettatori, comunicando loro che \u00e8 inutile aspettarsi delle soluzioni, perch\u00e9 la spirale di enigmi \u00e8 potenzialmente infinita e non verr\u00e0 mai risolta. Prendere o lasciare.<br \/>\nMa allora qual \u00e8 il mistero dell&#8217;isola? Qual \u00e8 il <em>senso<\/em> di \u201cLost\u201d?<br \/>\n<strong>Soluzione &#8216;atto di fede&#8217;<\/strong>. La soluzione <em>fatalista<\/em> \u00e8 il tentativo finale del duo di consegnare una chiave di lettura convincente all&#8217;immenso mosaico: si tratta naturalmente di una &#8216;gabola&#8217;, di un <em>cheat code<\/em> usato come ultima spiaggia quando la trama, gi\u00e0 pi\u00f9 volte compromessa, deve necessariamente essere chiusa. \u00c8 una scappatoia che va a braccetto con quella appena sopra descritta: i personaggi pedina, infatti, agiscono unicamente spinti dalla fede, che sia in una persona, in una missione o in un bene superiore.<br \/>\nFino a quel momento la serie era costruita in modo da far credere che esisteva una risposta per tutto: ora &#8211; nel momento pi\u00f9 critico &#8211; ti avvisa che non c&#8217;\u00e8 alcuna risoluzione. Siamo nuovamente di fronte al famoso cliffhanger della prima stagione, ma questa volta \u00e8 palesato, annunciato chiaramente.<br \/>\nVedere come gli autori tentino di dare un senso ai tanti enigmi insoluti e alle varie incongruenze con un&#8217;ultima trovata disperata farebbe perfino simpatia, in una situazione normale. Purtroppo per\u00f2 l&#8217;elemento della fede viene presentato in modo eccessivamente subdolo, ovvero fingendo che sia parte del messaggio della serie stessa: attraverso il personaggio di Jack, gli autori disegnano infatti una &#8211; credibile &#8211; evoluzione che va da una persona col desiderio di comprendere, di essere libera di scegliere e di andare contro il disegno imposto (un <em>uomo di scienza<\/em>), a una figura che progressivamente si trasforma in una sorta di consapevole e remissivo <em>prescelto<\/em> dal destino (un <em>uomo di fede<\/em>). \u00c8 la sconfitta definitiva del razionale di fronte all&#8217;inspiegabile: si accettano passivamente le regole imposte dall&#8217;alto e si gioca il ruolo deciso dal fato. Fino all&#8217;ultimo ci si illude che esista una soluzione, ma non \u00e8 cos\u00ec: l&#8217;uomo \u00e8 destinato a restare ignorante e ad agire solo in base alla cieca fede. Il libero arbitrio \u00e8 usato solo come facciata, ma in realt\u00e0 si rivela un orpello a cui rinunciare nel momento in cui si comprende che si \u00e8 un burattino che non pu\u00f2 capire e non pu\u00f2 fare domande. La fede vince sulla scienza.<br \/>\nNaturalmente, tutto ci\u00f2 non rappresenta una vera soluzione. Non esiste il &#8216;non detto&#8217;, non c&#8217;\u00e8 un finale aperto, non \u00e8 possibile <em>interpretare<\/em> niente: il senso finale \u00e8 che lo spettatore deve solo accettare in silenzio e con la testa abbassata il gioco disonesto messo su dagli autori. Per &#8216;fede&#8217;.<br \/>\nPer finire, il tanto pompato ending in chiesa rovina quello che c&#8217;era di buono nell&#8217;idea dei &#8216;flashsideways&#8217; con un ultimo colpo di coda alla ricerca della sorpresa a tutti i costi che conferma ancora l&#8217;arroganza degli autori, fra riferimenti ruffiani (la vetrata coi simboli di diverse religioni), momenti pacchiani (la grande &#8216;luce bianca&#8217;) e perfino un pizzico di tardiva autoironia (la battuta su &#8216;Christian Shepard&#8217;).<\/p>\n<p>Siamo quindi giunti al termine di questo (lungo!) ragionamento. A conti fatti, e al di l\u00e0 dell&#8217;effettiva qualit\u00e0 dello show, la struttura narrativa di \u201cLost\u201d \u00e8 come una serie di impalcature ben assemblate atte a coprire un edificio che, in realt\u00e0, non \u00e8 mai esistito.<br \/>\nIl punto focale sta nel rendersi conto che il &#8216;problema&#8217; di \u201cLost\u201d non risiede nell&#8217;assenza di risposte (d&#8217;altra parte, come si pu\u00f2 pretendere di avere delle risposte se non sono mai state previste?), ma nel concept narrativo volutamente disonesto e senza uscita che punta a tener buono lo spettatore e a tergiversare fino all&#8217;inevitabile crollo del castello di carte. La critica agli autori sta quindi nell&#8217;aver <em>abusato<\/em> di una narrazione poco corretta nei confronti del pubblico e di aver utilizzato meccanismi pi\u00f9 subdoli che astuti con i quali ingannarlo e confonderlo al fine di nascondere la truffa.<br \/>\nQualcuno a questo punto potrebbe dire che &#8216;il viaggio sia pi\u00f9 importante della destinazione&#8217; e non avrebbe tutti i torti: nessuno ha intenzione di sminuire l&#8217;importanza di \u201cLost\u201d, n\u00e9 di criticare la qualit\u00e0 della scrittura (che, come gi\u00e0 detto, \u00e8 invece molto elevata). A livello <em>concettuale<\/em>, per\u00f2, bisogna riconoscere che la serie illude e prende in giro <em>ripetutamente<\/em> lo spettatore per pi\u00f9 di 100 episodi, venendo cos\u00ec meno a una delle leggi pi\u00f9 sacre delle opere di ingegno: il rispetto verso il proprio pubblico.<\/p>\n<p>Torniamo infine all&#8217;immagine emblematica in apertura.<br \/>\nOsservandola ancora, si pu\u00f2 dire che la telecamera sia decisamente girata nel modo giusto. La botola \u00e8 aperta. C&#8217;\u00e8 chi nutre grosse speranze sul suo contenuto, c&#8217;\u00e8 chi \u00e8 scettico; c&#8217;\u00e8 perfino chi ne \u00e8 spaventato. Purtroppo per\u00f2 la scala \u00e8 lunga e il passaggio \u00e8 buio.<br \/>\nNessuno, n\u00e9 noi spettatori n\u00e9 i poveri Jack e John, sapranno realmente cosa diavolo c&#8217;\u00e8 l\u00ec sotto.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Nota<\/span>: per i maniaci degli enigmi, <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=luXl7AnGpKw\" target=\"_blank&quot;\">a questo indirizzo<\/a> si pu\u00f2 trovare una lunga (ma incompleta) lista che raccoglie le domande senza risposta della serie.<\/p>\n[IT?] La serie, come prevedibile, ha anche generato un tie in videoludico, \u201c<strong>Lost: Via Domus<\/strong>\u201d. A suo tempo scrissi una recensione che potete trovare <a href=\"http:\/\/www.adventuresplanet.it\/scheda_recensione.php?game=Lost\" target=\"_blank&quot;\">cliccando qui<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A mio avviso, l&#8217;immagine in alto racchiude perfettamente la serie-evento \u201cLost\u201d. 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