{"id":2210,"date":"2013-11-09T21:56:18","date_gmt":"2013-11-09T19:56:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/?p=2210"},"modified":"2015-06-16T05:34:52","modified_gmt":"2015-06-16T04:34:52","slug":"kingdom-hearts","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/kingdom-hearts\/","title":{"rendered":"Kingdom Hearts"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/kingdomhearts.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter  wp-image-2211\" title=\"kingdomhearts\" src=\"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/kingdomhearts.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"234\" srcset=\"https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/kingdomhearts.jpg 640w, https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/kingdomhearts-300x140.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a>Chiunque riesca a giungere alla schermata \u2018The End\u2019, dopo oltre 30 ore di gioco e un lungo e impegnativo finale, viene inevitabilmente pervaso da una serie di emozioni: terminare \u201c<strong>Kingdom Hearts<\/strong>\u201d genera un malinconico ma piacevole appagamento e la sensazione di aver vissuto un\u2019esperienza, in definitiva, soddisfacente. Il dolce sentimento di avventura (comune a molti titoli dalla forte longevit\u00e0) influenza il giocatore e annebbia in parte il suo giudizio critico e la personale analisi sul \u2018peso\u2019 dei difetti, i quali passano prepotentemente in secondo piano.<!--more--><\/p>\n<p>Il lato pi\u00f9 interessante del progetto consiste certamente nella tanto attesa \u2013 e temuta \u2013 unione dell\u2019universo narrativo Disney con quello di \u201cFinal Fantasy\u201d, integrazione resa possibile perch\u00e8\u2026 accade e basta. Non esiste infatti un vero lavoro volto a giustificare la convivenza dei due mondi: gli autori gettano nel calderone un po\u2019 di tutto e, a parte alcuni piccoli accorgimenti nel character design volti a uniformare stilisticamente i vari personaggi, si limitano semplicemente a fondere senza un vero criterio mondi e protagonisti, conservando efficacemente mood e caratterizzazioni. Si ha quindi a che fare con una sorta di universo parallelo in cui i background d\u2019ispirazione (Disney e Square) sono raccolti in maniera semi casuale e gettati nella mischia senza troppi fronzoli, creando un ambiente narrativo del tutto nuovo che, pur non incasellandosi nella cronologia delle trame originali, racchiude in s\u00e9 storie, scenari e personaggi gi\u00e0 noti. Uno strano mix che, supportato anche dal grande sforzo degli animatori e dalle prestazioni dei doppiatori (una sfilza di pezzi grossi, tra cui spiccano le voci originali utilizzate nelle produzioni disneyane), si pu\u00f2 dire riuscito.<\/p>\n<p>Purtroppo la Square non riesce a scrollarsi da dosso gli stilemi del genere \u2013 o, probabilmente, non vuole farlo \u2013 e propone un gioco estremamente dilatato e pieno zeppo di ridondanze. Circa l\u201980% del tempo \u00e8 infatti occupato da azioni ripetute o superflue come i viaggi sulla Gummiship (realizzati male e inutilmente lunghi), le fasi platform (rese frustranti dalla cattiva gestione della telecamera) o le gare sull\u2019Olimpo (decine di mischie di difficolt\u00e0 crescente).<br \/>\nNonostante siano poi stati aboliti i combattimenti a turni in favore di un sistema pi\u00f9 action, gran parte dell\u2019avventura \u00e8 costituita dagli onnipresenti scontri casuali, i quali non costituiscono alcuna vera sfida ma sono indispensabili per potenziare il personaggio in vista dei pi\u00f9 impegnativi duelli con i boss.<br \/>\nInoltre esigenze del gameplay conducono ad alcune forzature narrative, rendendo per esempio Paperino e Pippo degli improbabili e letali guerrieri che si affiancano al giovane protagonista, l\u2019eroico e (troppo?) sensibile Sora.<\/p>\n<p>Il restante 20% si trascorre in modo pi\u00f9 vario e stimolante, e la bellezza di ambientazioni e personaggi pu\u00f2\u00a0facilmente convincere il giocatore a proseguire, a dispetto di una scrittura un po\u2019 prevedibile che fa leva su una trama costruita per i pi\u00f9 giovani con il relativo, ingombrante e banale sottotesto.<\/p>\n<p>I tempi dilatati, provocati quindi da una serie di azioni reiterate e spesso noiose, assolvono per\u00f2 il compito di incrementare la longevit\u00e0: paradossalmente i difetti risultano perci\u00f2 utili a originare quel senso d\u2019avventura citato in apertura che spinge al completamento del gioco svelando quello che \u00e8, con ogni probabilit\u00e0, il suo pregio migliore. La conseguenza \u00e8 che chi riesce a sopportare le varie magagne, le tante lungaggini e uno stile di gioco che dimostra i suoi anni (in realt\u00e0, gi\u00e0 ai tempi dell\u2019uscita), va incontro a una lenta ma progressiva \u2018desensibilizzazione\u2019 nei confronti delle varie pecche, grazie anche all\u2019introduzione graduale di piccoli elementi che via via semplificano la vita del giocatore snellendo qualche passaggio.<\/p>\n<p>A conti fatti, chi dopo le prime dieci ore di gameplay ha ancora il pad fra le mani difficilmente abbandona la storia di Sora e soci: infatti, il vero stimolo a proseguire non \u00e8 tanto rappresentato dal divertimento (non sempre presente) o dalla voglia di \u2018vedere come va a finire\u2019, ma piuttosto dalla volont\u00e0 di dare alla propria esperienza una sensazione di compiutezza per potersi guardare indietro con la deliziosa consapevolezza di aver vissuto una grande avventura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>INTERESSOMETRO: 4 su 5.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiunque riesca a giungere alla schermata \u2018The End\u2019, dopo oltre 30 ore di gioco e un lungo e impegnativo finale, viene inevitabilmente pervaso da una serie di emozioni: terminare \u201cKingdom Hearts\u201d genera un malinconico ma piacevole appagamento e la sensazione di aver vissuto un\u2019esperienza, in definitiva, soddisfacente. 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