{"id":480,"date":"2012-06-05T16:36:21","date_gmt":"2012-06-05T14:36:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/?p=480"},"modified":"2012-07-28T01:07:58","modified_gmt":"2012-07-27T23:07:58","slug":"non-e-sempre-un-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/non-e-sempre-un-gioco\/","title":{"rendered":"Non \u00e8 sempre un gioco\u2026"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Dear_Esther.jpg\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter  wp-image-482\" title=\"Dear_Esther\" src=\"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Dear_Esther-300x187.jpg\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Dear_Esther-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Dear_Esther-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Dear_Esther.jpg 1440w\" sizes=\"(max-width: 330px) 100vw, 330px\" \/><\/a><br \/>\n\u201c<em>In etologia, psicologia, e altre scienze del comportamento, per <strong>gioco<\/strong> si intende una attivit\u00e0 volontaria e intrinsecamente motivata, svolta da adulti, bambini, o animali, a scopo ricreativo. Nella lingua italiana, la parola &#8220;gioco&#8221; viene anche impiegata in modo pi\u00f9 specifico, riferendosi ad attivit\u00e0 ricreative di tipo competitivo, e caratterizzate da obiettivi e regole rigorosamente definiti<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La suddetta definizione \u00e8 riportata su Wikipedia. Sebbene, per stessa ammissione dei moderatori, l\u2019argomento sia molto complesso e descrizioni del genere appaiano per forza di cose insoddisfacenti, se ci fermiamo alla prima parte riusciamo a ottenere un\u2019idea generale circa il significato di \u2018gioco\u2019 secondo la quale non \u00e8 indispensabile l\u2019elemento competitivo o della sfida.<!--more--><\/p>\n<p><strong>\u00c8 da qualche tempo che assistiamo ad alcuni esperimenti di tipo videoludico che tentano di esplorare nuove strade annullando, o riducendo in modo significativo, l\u2019elemento della sfida<\/strong>. Non \u00e8 niente di davvero nuovo, chiariamoci, ma ultimamente sembra che questa tendenza stia prendendo piede con pi\u00f9 convinzione rispetto al passato, probabilmente anche grazie al florido mercato indie.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di veri e propri problemi da superare rende quasi inevitabile l\u2019utilizzo di qualche escamotage volto a catturare l\u2019attenzione del giocatore o, per meglio dire, del \u2018fruitore\u2019. C\u2019\u00e8 quindi chi preferisce coinvolgerlo attivamente con l\u2019ausilio di bivi narrativi (gli ultimi titoli di David Cage), mentre c\u2019\u00e8 invece chi priorizza l\u2019esplorazione (\u201c<strong>The Path<\/strong>\u201d), il mistero e il fascino delle ambientazioni (\u201c<strong>Dear Esther<\/strong>\u201d), l\u2019aspettativa (\u201c<strong>Dinner Date<\/strong>\u201d), la visione dell\u2019autore (il free \u201c<strong>The Passage<\/strong>\u201d), etc.<\/p>\n<p>Personalmente, \u00e8 da un bel po\u2019 che ritengo che possano esistere altri validissimi elementi per riuscire a confezionare qualcosa di interessante, senza ricorrere necessariamente alla creazione di sfide da superare. <strong>In particolare, credo che il videogioco (mai definizione fu pi\u00f9 stretta) possa utilizzare il suo elemento distintivo, l\u2019interazione, per riuscire a raccontare qualcosa con maggiore efficacia rispetto a un altro medium pi\u00f9 \u2018convenzionale\u2019<\/strong>. Pur essendo solo una teoria, non si pu\u00f2 certo negare che la maggior parte dei titoli vengono rigiocati non per la loro difficolt\u00e0 nel portarli a termine ma per poter rivivere il tipo di esperienza (in un genere come l\u2019avventura grafica si parla appunto di assistere o, meglio, di \u2018interpretare\u2019 nuovamente una storia che abbiamo amato, in modo non diverso da ci\u00f2 che accade rileggendo un libro).<br \/>\nE non \u00e8 neanche un caso che nei miei \u2018assoli\u2019 di design in \u201c<a title=\"Good stuff!\" href=\"http:\/\/soteadv.blogspot.it\/\" target=\"_blank\"><strong>Star Wars: Shadows of the Empire<\/strong><\/a>\u201d mi sia appunto mosso in questa direzione, cercando cio\u00e8 di esaltare il racconto e l\u2019interazione piuttosto che il livello della sfida.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi davvero possibile \u2018spogliare\u2019 il videogioco di quello che \u00e8 uno dei suoi tratti distintivi? Mi auguro che presto riceveremo una risposta definitiva a tale questione, ma probabilmente basta ragionare un po\u2019 sul passato per ottenere perlomeno qualche indizio: <strong>nonostante il primissimo videogioco sia stato un gioco di tennis, infatti, successivamente non ci siamo trovati fra le mani solo dei titoli sportivi<\/strong>. \u00c8 quindi abbastanza chiaro che finora abbiamo solo scalfito la superficie di un medium molto giovane e che ha ancora molto da dire. Ma magari alcune ramificazioni si discosteranno cos\u00ec tanto che non si parler\u00e0 pi\u00f9 di videoGIOCO.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIn etologia, psicologia, e altre scienze del comportamento, per gioco si intende una attivit\u00e0 volontaria e intrinsecamente motivata, svolta da adulti, bambini, o animali, a scopo ricreativo. 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