{"id":932,"date":"2012-10-23T01:18:36","date_gmt":"2012-10-22T23:18:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/?p=932"},"modified":"2014-08-12T19:49:02","modified_gmt":"2014-08-12T17:49:02","slug":"the-misadventures-of-p-b-winterbottom","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/the-misadventures-of-p-b-winterbottom\/","title":{"rendered":"The Misadventures of P.B. Winterbottom"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/winterbottom.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter  wp-image-933\" title=\"winterbottom\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/winterbottom-300x167.png\" width=\"350\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/winterbottom-300x167.png 300w, https:\/\/www.hexence.com\/gnupick\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/winterbottom.png 600w\" sizes=\"(max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a>Nonostante ancora oggi sia guardato con un certo sospetto, il digital delivery ha senza dubbio aperto le porte a una schiera di titoli indie fino a qualche tempo fa irrealizzabili e, soprattutto, impossibili da far arrivare al grande pubblico. Il rifugio per progetti di questo tipo era costituito esclusivamente dall\u2019underground videoludico, quel terreno sconosciuto ai pi\u00f9 nel quale si muovono tutt\u2019ora diversi titoli amatoriali molto interessanti e sperimentali: purtroppo, per la loro stessa natura, tali produzioni devono accontentarsi di volare basso anche a causa dell\u2019assenza di budget e di una vetrina adeguata.<!--more--><\/p>\n<p>\u201c<strong>The Misadventures of P.B. Winterbottom<\/strong>\u201d prosegue sulla strada tracciata da grossi successi come \u201c<strong>World of Goo<\/strong>\u201d e \u201c<strong>Braid<\/strong>\u201d, proponendo un puzzle game sullo stile dei \u2018bei tempi di una volta\u2019, progettato in base a dinamiche di base semplici e immediate che scatenano una serie di sfide tutt\u2019altro che banali da risolvere.<\/p>\n<p>Il gioco vede il famelico signor Winterbottom (il protagonista che d\u00e0 il nome al titolo) cercare di raccogliere tutte le torte sparse in giro rispettando le condizioni e i limiti posti all\u2019inizio del livello: avr\u00e0 per\u00f2 dalla sua la facolt\u00e0 di manipolare il tempo e di generare cloni di se stesso.<br \/> Sebbene i puzzle appaiano stimolanti, forti di una struttura che manifesta a tratti momenti pi\u00f9 ispirati di altri, il gameplay non riesce a raggiungere n\u00e9 la variet\u00e0 n\u00e9 i guizzi di genialit\u00e0 presenti nel gi\u00e0 citato \u201cBraid\u201d (a cui il titolo in oggetto deve molto), limitandosi ad assolvere il suo compito in modo comunque onesto ma non memorabile.<\/p>\n<p>La principale ragione di interesse del gioco, in realt\u00e0, non risiede n\u00e8 nell\u2019aspetto ludico n\u00e9 tantomeno nella narrazione. Pur mettendo da parte (presunti?) sottotesti narrativi e pretese eccessivamente autoriali, il titolo degli Odd Gentlemen ha il suo <em>quid<\/em> nel design artistico e, pi\u00f9 in generale, in tutto ci\u00f2 che fa da contorno a un concept gi\u00e0 precedentemente svezzato da altri.<br \/> Se, quindi, la trama non \u00e8 che un dettaglio (il signor Winterbottom deve saziare la sua fame di torte e inseguire il perfido Chronoberry Pie), lo stile grafico \u00e8 invece frutto di un lavoro assai ricercato e molto particolare, ispirato ai film muti di inizio Novecento.<br \/> L\u2019effetto della pellicola rovinata sulle immagini in bianco e nero non \u00e8 che la prima avvisaglia dei tanti dettagli che caratterizzano il delizioso mondo r\u00e8tro di \u201cThe Misadventures of P.B. Winterbottom\u201d. L\u2019esempio supremo risiede poco prima che il gioco sveli la sua natura da puzzle game, ovvero nel tutorial\/intro, durante il quale la sproporzionata silhouette del protagonista si staglia come un\u2019ombra sul grande schermo e la regia dinamica percorre i tratti base della narrazione con tanto di \u2018cartelli\u2019 (le didascalie dei film muti) fra una schermata e l\u2019altra. Adorabile.<\/p>\n<p>Lo stesso signor Winterbottom sembra uscito direttamente dalle pieghe del tempo, col suo look vittoriano, la grossa tuba, la camminata buffa e l\u2019ombrellino che gli consente di planare: un avatar \u2013 coerentemente! \u2013 silenzioso spinto solo dall\u2019appetito e dalla passione per le torte. Completa il quadro artistico una colonna sonora di qualit\u00e0 superba che, a met\u00e0 fra la citazione da film muto e lo stile del compositore Danny Elfman, con il suo ritmo incalzante rappresenta il sottofondo sonoro predominante, come tradizione insegna.<\/p>\n<p>\u201c<strong>The Misadventures of P.B. Winterbottom<\/strong>\u201d, a differenza di altri titoli analoghi, racchiude il suo principale interesse in un\u2019estetica particolarmente ispirata (sebbene semplice) piuttosto che nel comunque ben concepito level design (di fronte al quale il deja vu da \u201cBraid\u201d \u00e8 spesso dietro l\u2019angolo). La morale della favola, per cos\u00ec dire, \u00e8 che l\u2019aspetto storicamente pi\u00f9 forte dei giochi dal basso profilo \u2013 il gameplay \u2013 \u00e8 questa volta messo in ombra in maniera quasi paradossale, segno che l\u2019interessantissimo scenario di piccoli grandi titoli pu\u00f2 anche risultare foriero di indovinate intuizioni grafiche e di esperimenti artistici di un certo livello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>INTERESSOMETRO: 4 punti su 5.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante ancora oggi sia guardato con un certo sospetto, il digital delivery ha senza dubbio aperto le porte a una schiera di titoli indie fino a qualche tempo fa irrealizzabili e, soprattutto, impossibili da far arrivare al grande pubblico. 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