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Il pubblico va sempre accontentato? – Parte 2

A distanza di circa un mese dall’uscita dell’ultimo capitolo di “Broken Sword”, l’arrivo di “Broken Age” permette di effettuare un primo confronto fra i due, attesissimi, lavori. L’ultima fatica di Tim Schafer, pur condividendo con l’opera dei Revolution la suddivisione in due parti e il ritorno di autori rappresentativi per il genere adventure, svetta in quanto a importanza storica, rappresentando il progetto simbolo di Kickstarter che ha dato il via alla ben nota ondata di titoli finanziati col meccanismo del crowdfunding.

La distinzione più netta fra le due opere risiede certamente nell’approccio intrapreso alla base. Infatti, nonostante fosse stato presentata come l’avventura che i nostalgici cresciuti a pane e “Monkey Island” desideravano e un vero e proprio omaggio agli appassionati, “Broken Age” è in realtà un’opera personale e visionaria, frutto della sensibilità di un autore che, pur mantenendo in superficie la promessa fatta ai giocatori/finanziatori, sceglie di sorprenderli piuttosto che adagiarsi sul successo di comodo.
Laddove quindi l’ultimo “Broken Sword” appare ruffiano, insicuro e anonimo, il lavoro della Double Fine è creativo, profondamente spiazzante. Schafer rifiuta il fanservice e consegna un’avventura che, in fondo, di old ha davvero poco, arrischiandosi a raccontare una storia visionaria dalla fruizione non immediatissima e suggerendo la presenza di simbolismi e allegorie fin dalla prima immagine. (altro…)

SPOILER ALERT

      Data la natura di approfondi- mento degli articoli inclusi in questo sito, è piuttosto semplice incappare in diversi spoiler (comprese delle anticipazioni sul finale dei titoli trattati). Se siete in cerca di recensioni più classiche e spoiler free, fiondatevi su Adventure’s Planet.

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