DLC Quest

DLC_QuestLa parodia è un meccanismo raramente presente nel mondo nei videogiochi. Esistono prodotti di denuncia, intenti satirici ed esasperazioni più o meno volontarie di clichè, ma un’intera produzione realizzata unicamente in funzione della sana presa per i fondelli inoffensiva e goliardica rappresenta qualcosa di più sporadico e, quindi, curioso.

Il bersaglio principale di “DLC Quest”, come già suggerisce il titolo, è rivolto a quei giochi che fanno uso massiccio dei cosiddetti ‘downlodable content’, ovvero quelle piccole aggiunte a pagamento volte a estendere la longevità del prodotto originale. Spesso al centro di critiche, i DLC continuano attualmente a proliferare in ogni forma, dai pacchetti di missioni aggiuntive a contenuti risibili come skin alternative o armi segrete.
“DLC Quest” ridicolizza tale pratica con parossistica ironia, smascherandola efficacemente, e riuscendo a divertire con un susseguirsi costante di ispiratissime trovate. Il disclaimer iniziale (sorprendentemente necessario!) in cui si precisa che il gioco è satirico e che non esistono veri DLC da acquistare è l’unico momento ‘serio’: da lì in avanti il pedale della parodia viene spinto a manetta lungo tutta la (breve) durata della ‘quest’.

DLC per ottenere un’arma, per attivare un effetto grafico particolare, per imparare il doppio salto, per ricevere armature per il cavallo o un inutile cappello; DLC perfino per sbloccare le animazioni di base, la pausa o il sonoro; DLC per inserire un superfluo personaggio ‘narrativo’, per riempire lo scenario di immancabili zombie, per evidenziare i termini/hint. DLC ovunque.
Il gioco però non si limita ad attaccare la politica dei DLC a pagamento e prende invece di mira indistintamente parte degli stereotipi videoludici. Infatti, si pesca dal passato (la solita principessa in pericolo o l’esilarante achievement che si ottiene digitando il vecchio ‘idkfa’ di carmackiana memoria) ma, più frequentemente, si ironizza a 360 gradi includendo anche sfottò verso alcuni tipici meccanismi delle odierne produzioni indie (spassosa la ‘dark zone’, ideata perché ‘gli autori si sono accorti che le silhouette sono fighe’).
Non mancano poi situazioni in cui, di fronte a una sfilza di incarichi affidati da un NPC random, il player (rigorosamente senza nome) risponde ‘Non lo farò. Semplicemente non lo farò. Ho già i miei problemi’; o anche momenti demenziali in cui viene consegnata una lista di deliranti oggetti da raccogliere per poi scoprire che sono tutti contenuti in una sola cassa.

L’interesse di “DLC Quest” scaturisce dalla sua attualità; ne consegue che è un gioco che va provato in questo momento storico, pena la sua inadeguatezza all’interno di un contesto differente.
Senza dimenticare di completare l’esperienza con il suo DLC… ehm, cioè con la sua espansione gratuita.

 

INTERESSOMETRO: 3 su 5.

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